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La Storia dell'Eremo

Intorno all'anno Mille che il territorio aretino fu interessato da una riforma monacale di grande importanza, attuata da San Romualdo, monaco benedettino che fu fondatore dell'Eremo di Camaldoli. Il Santo concepì una riforma del Monachesimo atta a riportare l'Ordine Benedettino all'originale spiritualità, povertà e solitudine. Con i cambiamenti introdotti da Romualdo, la vita eremitica, caratterizzata da solitudine, digiuno e preghiera divenne correttivo di quella monacale. Nel decadimento dei valori morali e civili di quell'epoca, anche nel cortonese le Pievi benedettine divennero l'unica speranza e riparo per le masse che intorno ad esse tentarono la prima riorganizzazione. Nei secoli XI, XII e XIII, ebbero inizio le più importanti costruzioni edilizie cortonesi: La Chiesa di S. Francesco, L'eremo de Le Celle, S. Basilio, San Domenico, S. Agostino, S. Chiara. In questo periodo i benedettini salvarono con le cose antiche la civiltà dell'uomo e la storia della città, rendendo la situazione religiosa anche a Cortona delle più floride. Già intorno all'anno mille la fioritura benedettina è vasta e potente a Cortona: oltre all'Abbazia di Farneta, quella di Fieri fu fondata proprio dove è ora l'Agriturismo Sant'Egidio. Resta ancora dell'originale costruzione la piccola Chiesa, ancora visitabile a poche decine di metri dall'agriturismo.

L'eremo esisteva già nel 1113 e il nome pare derivi dalla nobile famiglia cortonese Ziani, detta all'epoca "Dei Fieri" (successivamente Fierli) da Cortona, per il suo coraggio e la fierezza. In quell'anno la famiglia donò ai frati camaldolesi terreni e case sulle pendici del monte Sant'Egidio. L'abbazia di Fieri, direttamente collegata a quella di Camaldoli, fu protagonista della vita cortonese e partecipò alle sanguinose vicende che videro protagonista il Vescovo di Arezzo, Guglielmino (1219-1289) contro Cortona: dal 1258, quando Destructio et desolatio fit Cortone, fino alla riscossa cortonese il 25 Aprile 1261.

Nei secoli successivi l'eremo di Fieri godette di alterne fortune. Segnato prima dall'abbandono dei monaci che se ne tornarono a Camaldoli, per secoli rimase in stato di semi abbandono e fu oggetto di dispute tra Camaldoli e la Chiesa cortonese, fino al XVIII secolo quando l'Abbazia di Sant'Egidio di Fieri cessò il suo funzionamento e fu assorbita dalla Villa della famiglia Farina, antenati degli attuali proprietari.

Sul monumento detto "Croce di Sant'Egidio", a poche decine di metri dall'agriturismo si può leggere quanto fu scritto, nel 1851, a ricordo delle antichissime origini del luogo: "Ecco qui intorno l'antico possesso dei Frati Camaldolesi, che fin dal tempo di San Romualdo vi fondarono un primo eremo, vi coltivarono campi e foreste. Passato durante la soppressione ecclesiastica ordinata da Napoleone a dignitari della sua corte, divenne per opera del marchese Filippo Antonio Gualtiero di Orvieto tra il 1859 e 1860 luogo ospitale alle speranze d'Italia..."

Fonte: L'eremo di Sant'Egidio a Cortona – Don Bruno Frescucci – 1987 Editrice Grafica L'Etruria